Recensione di Angélique Gagliolo


TREDICI GIORNALISTI QUASI PERFETTI di David Randall
Non si sa come mai a volte capita che in una libreria, con migliaia di libri, ti soffermi su uno in particolare, di cui non hai mai sentito parlare e di cui non conosci l’autore. Forse è per la copertina o forse per il titolo, che in qualche modo ti ha affascinato. Oppure, in qualche modo, è proprio il libro stesso che ti ha attirato a sé: “Prendimi! Sono il libro che fa per te!”.
Tredici giornalisti quasi perfetti è proprio uno di questi. Eppure si trovava in uno scaffale in alto e per prenderlo ho dovuto chiedere aiuto a mia sorella, più alta di me.
David Randall è un giornalista inglese che in questo volume ci presenta i migliori tredici cronisti mai esistiti. Per ognuno descrive la vita, passando dalla nascita e dalla famiglia di provenienza, fino alla morte, soffermandosi sull’attività giornalistica, senza però fare la cronistoria della loro esistenza. Per ciascuno descrive le caratteristiche che li rendono unici e speciali e riporta qualche esempio, trascrivendo alcuni passi dei loro articoli più significativi.
Il tutto in maniera scorrevole e con un linguaggio semplice, ma efficace.
Ogni cronista diventa il protagonista di un racconto piacevole, dove la passione per lo scrivere la verità è il principale ingrediente della propria esistenza. Ognuno insegue i suoi articoli in modo unico, a volte anche mettendo a repentaglio la propria vita; ognuno appassionato di un genere, che lo caratterizza in maniera univoca.
E non si può fare a meno di non ammirare questi grandi giornalisti!
Questo libro ha smosso il mio animo di scrittrice in maniera profonda. Mentre leggevo una biografia dopo l’altra, nel mio profondo sentivo una voce sempre più intensa: “Solo la vera passione per lo scrivere, ti fa diventare grande!”. Sì, perché questi cronisti leggendari, non erano, salvo qualche raro caso, particolarmente preparati scolasticamente, ma si sono formati sul campo, e spesso hanno dovuto scrivere a lungo senza riconoscimenti. Ma per essi l’importante era riuscire a scrivere!
Devo, però, dissentire da una particolare affermazione dell’autore, secondo il quale chi non ha la capacità di inventarsi una storia, ma è comunque dotato nell’arte dello scrivere, deve per forza fare il giornalista e riportare gli avvenimenti a cui assiste, quasi a sminuirne le capacità. Personalmente ritengo molto più difficile riportare eventi reali, descriverli fedelmente e renderli degni di nota, perché il campo d’azione del reporter è limitato, mentre per chi inventa storie è più facile raggirare eventuali ostacoli, enfatizzare vicende, modificarne il contenuto e il senso a seconda di quello che si vuole dire o sottintendere. Spesso chi inventa storie e protagonisti, durante la stesura dell’idea che ha in testa, apporta modifiche anche sostanziali alle azioni dei personaggi e può riferirne pensieri e sentimenti. Il cronista, invece, non lo può fare, avendo già una storia reale da riferire, già costruita e limitata, dove le azioni dei singoli protagonisti spesso non trovano giustificazioni o sembrano prive di senso.
Uno dei migliori libri che ho letto di recente.

http://atelierdiscrittura.splinder.com/

Un Commento

    • violante
    • Inviato il Settembre 17, 2007 alle 11:50 am
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    Bella recensione.
    Interessante scelta.


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