Archivi Giornalieri: Gennaio 5th, 2008

PIù LONTANA DELLA LUNA DI PAOLA MASTROCOLAPieni anni Settanta, a Stupinigi, dintorni di Torino. Lidia, una ragazza di quindici anni, figlia di un operaio Fiat, abita in una ex scuderia della Palazzina di caccia dei Savoia. Non va più a scuola e aiuta la madre a vendere verdura al mercato. Un giorno, mentre la sua vita si dipana sempre uguale, appare nel tinello di casa sua un elegante venditore di enciclopedie… E la sua vita cambia: Lidia si mette in testa di diventare un trovatore, di fare come quegli antichi poeti provenzali che amavano donne lontane, mai viste, forse mai esistite. Abbagliata da quell’idea, che accende e innalza la sua vita di ragazza solitaria e ingenuamente diversa, scappa di casa: non per fare politica come tutti quelli che ha intorno, ma per cercare l’amore da lontano. Per il suo bizzarro amore della lontananza, Lidia attraverserà mezza Italia (quasi come un antico cavaliere…), commetterà errori sentimentali piccoli e grandi, si infilerà in vicende a volte mediocri, a volte sublimi. Fino a che, alle soglie della maturità, incontrerà il sogno che, forse, non sapeva di avere.

GUANDA
Collana: Narratori della Fenice


Al Team di libri metropolitani,più di una volta ci hanno domandato cosa ne pensavamo di Melissa P.La prima cosa che ci è venuta in mente è stata; caspita se questa ragazza attira l’attenzione,perchè qualcuno deve essere interessato alla nostra opinione su di lei? poi abbiamo pensato un’altra cosa,insita, fra quelle domande:Perchè non ci sarebbe dovuta piacere?
Spesso noi di libri metropolitani non andiamo pari pari con i giudizzi della critica(già il solo fatto che il ruolo lavorativo di qualcuno è criticare il lavoro e la fatica altrui dovrebbe ampiamente interrogarci,infatti noi diamo spazio solo a libri di cui la lettura è stata gradita) e Mellissa P ci piace molto.
Perchè?
è una scrittrice con qualcosa da raccontare e la sua scrittura è chiara,corretta ,precisa, coinvolgente.
Il suo primo libro è stato criticato? perchè secondo voi? noi le risposte le abbiamo bene in mente; perchè quando le donne parlano di sesso è scandalo, è una minaccia per tutti.
Perchè ha suscitato l’invidia di chi per anni scrive e non ha riscontrato il suo medesimo successo,bhe capita e quelli che hanno comprato il suo libro,anche se alcuni solo per curiosità,non sono stati minacciati con una pistola alle tempie.
personalmente auguriamo a Melissa Panerello altro meritato successo. Sul suo blog ci sono novità interessanti sui prossimi lavori della scrittrice che attendiamo:
un libro e la sceneggiatura di un fumetto.

Melissa P incipiti del suo nuovo romanzo “in lavorazione”

ALICE SUELLA:L’ORO IN BOCCA
RECENSIONE DI Marco Marchese

Le parole ossessive di Jack Torrance tornano, in veste ironica e scanzonata, per descrivere la vita di chi si sente in missione di Dio senza conoscerne la motivazione. Talmud, essere di sesso indefinito, vaga in un mondo ai confini della realtà. Portatore di una verità inquietante (i bambini sono alieni e controllano il mondo) tra citazioni di film, esperienze vissute e lacrime amare, deve combattere l’invasione della follia nella sua città. Una folla di estremisti religiosi razzisti, seguaci degli ultraterreni Exogini, viene manipolata mentalmente dall’Alieno Bianco, desideroso di conquistare il mondo. Talmud, incontrando personaggi di ogni genere (da AnnieWilker di Misery a La pulce d’acqua di Branduardi), si ritroverà a dover affrontare mostri di ogni sorta, fino a raggiungere la verità più terrificante…

Quello che avete letto qui sopra, è parte della quarta di copertina de “L’oro in bocca”, di Alice Suella. Ho deciso di riportare questo stralcio per farvi un po’ capire la trama di questo “neuromanzo” – come lo definisce la stessa autrice -, poiché in questa recensione non vi parlerò della storia. Se, leggendo queste righe, siete in cerca di anticipazioni varie o pillole di trama, avete sbagliato articolo. Mi sembra infatti più opportuno porre l’attenzione allo stile e all’idea di fondo che caratterizzano questo “dromanzo” (definizione mia, stavolta). Perché dromanzo? Semplice, questo libro è una droga!
Le prime parole che mi sono venute in mente quando ho finito di leggerlo sono le stesse prime parole che ho detto all’autrice e, di conseguenza, le stesse prime parole che scriverò qui: Alice Suella è matta! Matta sul serio, intendo, ma nel senso buono. Leggendo l’oro in bocca, si ha la sensazione – rara, e per questo ancor più preziosa – di aver di fronte qualcosa di nuovo, fuori dal trito e ritrito che ammorba la narrativa contemporanea. Qualcosa di innovativo, insomma. E avercene! Sin dalle prima pagina è capace di prendere la tua testa, e con lei il tuo tradizionale immaginario, e farli letteralmente a pezzi. Non si può, anzi, dovrebbe essere vietato per legge, accostarsi a questo romanzo come ci si accosterebbe a una qualsiasi opera di narrativa. Vi dirò di più, sarebbe alquanto stupido. Perché? Semplicemente perché il mondo in cui esso vuole proiettarti è un mondo che, per quanto simile al nostro, si basa, cresce e sopravvive partendo da presupposti totalmente diversi. L’umanità dei personaggi, intesa come segno distintivo di appartenenza al genere umano, è continuamente messa in discussione, salvo poi riaffermarsi con incredibile violenza. Sì, violenza. Perché è così che ci si sente leggendo “L’oro in bocca”: violentati. Un lettore disattento potrebbe liquidarlo come un viaggio allucinogeno all’interno del cervello dell’autrice, tra paranoie, paure, inquietudini, nausea. Ma in realtà, il viaggio, è nel tuo cervello. La paranoia, la paura, l’inquietudine, la nausea, sono le tue. Tue e di nessun altro. “L’oro in bocca” non fa altro che tirarle fuori, come un dentista armato di tenaglie farebbe col tuo dente malato. Le sradica, e nello stesso tempo è capace di metterle davanti ai tuoi occhi, senza né remore né rimorsi, senza che tu possa farci niente. È come quando incontri per strada qualcuno che non hai voglia di salutare. Se incroci i suoi occhi sarai costretto a farlo, non puoi più scappare, e non ti resta altro che affrontarlo. Ecco, “L’oro in bocca” è tutto questo. Risultato? Un’abulica espressione di stupore (e abulico, come dice la stessa Alice, è sempre una parola incantatrice).

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ALICE SUELLA IL BLOG