Archivi Giornalieri: Gennaio 9th, 2008

oggi inauguriamo una nuova categoria: scrittura. Uno spazio dove vengono segnalate attività,concorsi, case editrici affidabil, libri consiglieri per tutti gli aspiranti scrittori.
come sempre,contiamo su di voi.


Come pubblicare il primo libro e difendersi dagli editori a pagamento di Silvia Ognibene
Avete un manoscritto nel cassetto e volete pubblicarlo?”La modalità è quella di stabilire una corretta misura di partecipazione finanziaria fra la casa editrice e il proprio autore. Si tratta di una prassi consolidata”. Parola di Libroitaliano, uno dei più noti tra i cosiddetti “editori a pagamento”, che stampano i libri se gli autori mettono mani al partafogli.
Ma è giusto pagare per pubblicare?
Ed è proprio vero che non esiste alternativa?
Esordienti da spennare è un viaggio nel sottobosco di un’editoria “parallela” che promette di stampare opere di esordienti dietro compenso, ma che difficilmente le farà arrivare sugli scaffali delle librerie. Questo libro-inchiesta racconta come funziona l’editoria a pagamento e fornisce agli aspiranti autori gli strumenti utili per difendersi da proposte editoriali senza via d’uscita.

editore:terre di mezzo.

Ritorno a Riverton Manor di Kate Morton
recensone a cura di io e papperina

Cento anni, o giù di lì, di vita trascorsa e ora sta morendo in una casa di riposo.
Grace Bradley si trova sola. La sua vita e la sua storia ormai l’ha lasciata alle spalle, seppellita con tutti i suoi segreti grandi e piccoli di tutta una vita che l’ha vista protagonista di quasi tutto il ‘900 con i suoi immensi cambiamenti.
Lei che è vissuta quasi sempre a Riverton Manor, da quando, quattordicenne goffa, ingenua e terrorizzata entrerà in quella famiglia come cameriera, prendendo un posto che una volta era della madre, ora si trova con in mano una lettera di una regista che vuole contattarla per realizzare un film sulle sorelle Hatford e sul suicidio tragico, che a quel tempo fu immortalato da varie fotografie.
Questa lettera scritta da Ursula Ryan fa riaffiorare tutte le vicissitudini di quella famiglia allora ancora in gran auge.
Le riprese del film si dovrebbero girare nella stessa casa di allora che, appunto per mezzo di foto dell’epoca, viene completamente rifatta come era in origine.
Grace, dapprima completamente contraria, finisce con il collaborare con la giovane e si incomincia così a vivere da quel lontano giorno in cui per la prima volta entrò in quella casa.
Riviviamo tutto l’ambiente del primo novecento, con tutte le sue abitudini, la servitù, i giovani Hartford, coetanei di Grace che diventa complice dei loro segreti e dei loro giochi.
David, il primogenito, che affascina le due sorelline portandole in un mondo dove un gioco viene utilizzato come vera vita e annotato in misteriosi libretti e poi nascosti ad arte, non farà ritorno dal fronte, portando un grave scompiglio nella vita della famiglia che lo riteneva destinato ad una grande ascesa nella vita sociale e politica del momento.
Questa saga familiare rimane così vedova di un protagonista per lasciare spazio alle due sorelle: Hannah, intelligente e sensuale, a dispetto della sorella Emmeline, capricciosa e spensierata.
Tra le due una nuova figura, quella dello scrittore Robert Hunter, che farà innamorare entrambe le sorelle e che sarà il protagonista di quell’assurdo e inspiegabile suicidio.
Sarà Grace a dare un contributo per chiarire la tragica fine di Robert, facendoci passare attraverso un periodo molto affascinante della storia inglese, dai ruggenti anni venti, con il charleston, al periodo edoardiano, descrivendoci la società aristocratica dell’epoca, all’inizio di grandi cambiamenti sia politici che culturali. Kate Morton ci porta attraverso la guerra, attraverso le disgrazie e le altalenanti situazioni economiche di questa famiglia, con grazia descrittiva e senza annoiare il lettore ma, anzi, interessandolo, mantenendo fino alla fine questo grande segreto che Grace non vuole più portarsi dentro.
Un libro delizioso che diventa inspiegabilmente un giallo ma che, in realtà, non risulta tale, se non quando il lettore, finito il libro, se ne accorge.
La sensazione è che l’autrice abbia vissuto in quel tempo, facendo parlare la servitù, i signori e le loro amicizie in maniera estremamente inglese e raffinata, a cominciare dalle scene descrittive degli esterni, a quelle della preparazione delle varie cene, per finire con l’arredamento delle varie stanze. Un libro di rara raffinatezza inglese che ci coinvolge e ci diverte al tempo stesso, da leggere nel pomeriggio davanti ad un tè fumante.

LEDA DI ANGELA BUCCELLA ,
recensione di DaphneD.


E’ azzardato il paragone con Joyce, Sarah Kane ed Isabella Santacroce ma quello che Angela Buccella è riuscita a presentare ai lettori attraverso il suo primo romanzo, un romanzo di carne, è forte. Leda è una dea, la contiene all’interno del suo nome stesso. La scelta stilistica della giovane “esordiente”
( già autrice di “Glamodama” e “Nel paese delle ragazza suicide” ) è complessa nonostante l’apparenza – il fluire di pensieri della protagonista è continuo, nessuna virgola e nessun punto solo un continuo scorrere di parole che ipnotizzano, come la canzone che si preferisce in loop. La religione ossessiva che non salva ed il dolore forte come un calcio in pancia, forte da far perdere l’equilibrio. Con “Leda” Angela Buccella sfida se stessa tentando di presentare l’emozione in parole nella maniera più simile possibile a quella che si vive su pelle, e solo il coraggio dell’impresa è ammirevole, ancor più lo è la tenacia con la quale la prosa incalza e mantiene un ritmo serrato e difficile. Come l’autrice spesso ha voluto sottolineare, quello che pone a nostro giudizio non è poesia, per quanto molti possano considerarla tale, ed è dunque non come poesia da criticare. Angela Buccella non è una fan del lieto fine, non insegna il romanticismo attraverso favole della buona notte o romanticherie hollywoodiane; Angela Buccella scaraventa a terra gli occhiali rosa che indossiamo quando pensiamo all’amore e piuttosto ci pone davanti agli occhi quel che spesso è evidente e vogliamo solo dimenticare, quello che l’amore che proviamo, l’amore di cui necessitiamo, l’amore che manca per noi stessi.. ci porta a fare. “Leda” parla della privazione più grande, quella di sé stessi.

blog Angela Buccella
editore:azimut libri