Archivi Giornalieri: Gennaio 24th, 2008


Polvere d’argento – Libro Primo di Dell’Amico, Alessandra
Andrea, studente quasi diciottenne, divide la sua vita tra la scuola, la fidanzata Giulia e, suo malgrado, Sara, capricciosa sorellina di quattro anni, a cui deve badare ogni pomeriggio.
Liot, poco più grande, vive in un’altra dimensione parallela, povero contadino di un regno dominato da un tiranno disumano, Zelach, che opprime tutto il suo popolo col terrore, forte di un esercito di demoni spietati.
I loro destini si intrecceranno e i ragazzi vivranno insieme una grande avventura, dividendo le ansie e le paure, alla ricerca di un oggetto misterioso, in grado di annientare Zelach e di privarlo del suo esercito, coinvolgendo il lettore in un viaggio per niente monotono, che terminerà all’interno delle stanze del tiranno.
Intorno a Liot e Andrea ruotano altri personaggi, non meno importanti, come Zelach, tiranno disumano, cieco ad ogni pietà; Rolit, suo braccio destro; Dario, studioso delle dimensioni, le cui ricerche hanno permesso a Liot di raggiungere e ‘prelevare’ Andrea; la mutafolletto Wietil, ragazza in grado di assumere sembianze animali, che li accompagnerà nel viaggio; Arubi e le altre sacerdotesse Sahti che custodiscono l’oggetto; e poi anche Misfar e Daana, rispettivamente il nonno la mamma di Liot, la piccola Sara, sorella di Andrea…ed altri ancora, tutti da conoscere.

il sito dell’autrice
Edizioni Il Melograno

Spazio bianco di Valeria Parella
Maria insegna italiano in una scuola serale di Napoli, legge Dante e Leopardi a giganteschi camionisti che faticano a infilarsi nei banchi.
Una sera, tornando a casa, un dolore rotondo e forte la precipita nella sala d’aspetto di un ospedale: «Quelli sono medici, signò, che vi possono rispondere?»
Narrata con una voce ribelle che pure sa trovare i toni dell’indulgenza, una storia che inizia come un destino di solitudine personale e piano piano si trasforma in un caldo coro di scoperte, volti, incontri. Tanto che a Maria sembra quasi che siano la vita e la città a farle da compagne.
Un libro bruciante, profondo e luminoso.
Succede a volte che un imprevisto interrompa il corso normale della vita: un accidente si mette di traverso, e d’un tratto il tempo si biforca. Alla drammatica rapidità dell’istante si affianca un tempo diverso, dilatato e fermo: il tempo dell’attesa. «Io non sono buona ad aspettare, – dice Maria, la protagonista di questo romanzo. – Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita».
Eppure non può fare altro, perché sua figlia Irene è arrivata troppo presto: dietro l’oblò dell’incubatrice, Maria osserva le ore passare come una sequenza di possibilità. Niente è più come prima, la circonda un mondo strano fatto di medici e infermieri, donne accoltellate, attese insensate sui divanetti della sala d’aspetto. Nei giorni si susseguono le sigarette dalla finestrella dell’ospedale, le mense con gli studenti di medicina, il dialogo muto coi macchinari, e soprattutto il suo lavoro: una scuola serale dove un’umanità deragliata fatica sui Promessi Sposi per conquistarsi la terza media fuori tempo massimo.
E tutto intorno Napoli, con le sue imperscrutabili contraddizioni, si rivela lo scenario ideale per chi comincia a capire che la vita e la morte, la speranza e la paura sono aspetti della stessa realtà.
Alla fine non restano che la tensione e l’abbandono «di quando in un momento, nella vita, sbuca una cosa inaspettata e piena e tua».

editore :einaudi