Archivi Giornalieri: Luglio 16th, 2008

Pan Di Francesco Dimitri.
Recensione di Anita Blake.

ATTENZIONE: Questo libro crea dipendenza.

E’ uno di quei racconti che non si limita a porsi come nuova estensione della propria anima, del proprio cuore… ma ci si rende conto che è talmente motivato, interessante, ben scritto e magico, da dare l’impressione che sia sempre appartenuto in qualche luogo di noi. Che la sensazione che regala durante tutta la lettura, non aspettava altro che essere messa nero su bianco: Francesco Dimitri lo ha fatto. Francesco Dimitri è Sogno e Incanto che si incontrano nella Carne di questo romanzo, una perla unica e rara.

Quello che non è questo libro: Non è il remake di Peter Pan! Non si deve commettere il grave errore di snobbarlo perché magari non si apprezza la base del tutto.
Non è un’operazione commerciale, perché in questa modernissima (e allo stesso tempo antichissima) fiaba nera, si nascondono tantissimi significati. Gli amanti del (neo)paganesimo troveranno interessanti osservazioni e nuovi e originali punti di vista (Francesco Dimitri è esperto del genere), gli amanti dell’horror troveranno artigli e spade pronte a lacerare nel sangue, gli amanti del fantasy avranno fate e fauni con cui crogiolarsi, gli amanti dell’avventura resteranno semplicemente col fiato sospeso per tutto il racconto! Ma ci sono perfino aspetti sociali, sicuramente la censura vista attraverso i secoli (si va a toccare la Chiesa, passando per la tv e internet… compare persino YouTUBE mentre solo un paragrafo prima si parlava di antichi Dei: geniale!), o la questione dei bambini (Bambini Perduti, in tutti i sensi anche meno fantasiosi) e della loro sottovalutata voglia di riscatto e ribellione fin dalla giovane età. L’anarchia come via di fuga dal bigottismo. E tanto altro! Basta saper leggere tra le righe che di certo non si soffermano all’apparenza.

La narrazione ha come basi portanti dei protagonisti con nomi che richiamano quelli del Peter Pan originale, quindi troveremo i famosi: Michele, Giovanni e la Meravigliosa Wendy (la Magica protagonista ha un nome d’arte, come escamotage per non essere italiano). Uniti ad altre controparti, delineate in modo interessante e alternativo, mai scontato.

Ma uno dei “personaggi” portanti della storia è Roma. La capitale dai mille volti, non si limita a fare da sfondo alla storia, ma la sua presenza è così forte che il romanzo non potrebbe essere ambientato in nessun altro luogo, si amalgama alla perfezione… e riserverà sorprese continue che è bene non rivelare, meglio scoprirle diventando un po’ Sciamani continuando a leggere…

Colpi di scena in continuazione, sorprese inaspettate, ma soprattutto Meraviglia! Appena si pensa che oramai tutte le cartucce siano state sparate, ecco che il racconto usando il culo come timone prende subito una direzione inaspettata e riparte meglio di prima, magari dopo aver lasciato il lettore con il fiato sospeso dopo un capoverso messo in pausa proprio durante una scena madre, per tornare a parlare di altri personaggi. Personaggi che interagiscono tra loro anche quando, inconsapevolmente, sono distanti. Semplicemente fantastico, una sensazione di unione e senso completo di avventura.

E’ il romanzo stesso la Meraviglia.

La voce narrante è anch’essa dinamica. Si adatta su ogni fronte. Segue lo stile del personaggio, quindi sarà cattiva e con poche censure quando ruota attorno ai villains di turno, mentre ammiccherà una gotica rappresentazione dei Bambini Perduti o di Wendy e Michele, con l’uso di una lirica sempre in bilico tra il sognante e il freddamente cinico. Con Giovanni, invece, si avranno riflessioni più realistiche e schematiche che renderanno, insieme al personaggio di Giada, incredibilmente affascinante la prima parte del romanzo, una continua scoperta di dettagli che si vanno a sommare. Tutto dosato alla perfezione, una narrativa potente, mai stanca, che cresce anzi, di pagina in pagina: impossibile staccarsi una volta cominciato il romanzo.

Chi alla Meraviglia chiude gli occhi, di morte sente tredici rintocchi

Tantissime, davvero tantissime altre cose ci sarebbero da dire (ad esempio, contiene geniali citazioni assolutamente cult per la generazione attuale), ma il libro è stato fortunatamente già scritto, sarà lui a raccontarle…

Buona lettura!

Capolavoro.


La fabbrica dei bambini Di Stefan Brijs

Dal più acclamato scrittore fiammingo degli ultimi anni, un romanzo sulla ricerca scientifica, la follia religiosa e le responsabilità e fragilità umane: un raffinato racconto d’atmosfera .
In una piccola cittadina al confine tra Belgio, Germania e Olanda, fa il suo ritorno dopo quasi vent’anni di assenza il dottor Hoppe accompagnato dai suoi tre gemelli, identici anche nella loro anomalia fisica. L’inatteso rientro nella casa di famiglia degli Hoppe turba la vita del paese, i cui abitanti, pettegoli e retrivi, cominciano a spiare gli strani movimenti dei nuovi arrivati, a interrogarsi sull’assenza della madre, sul misterioso viavai di materiali da laboratorio, sul bizzarro comportamento dei bambini che appaiono solitari, inespressivi e silenziosi. Col passare del tempo all’interno della comunità la fama del dottore si ingrandisce grazie ad alcune guarigioni miracolose, ma il suo atteggiamento sfuggente e il mistero che cresce intorno ai figli, sempre costretti tra le mura domestiche, alimentano un crescendo di voci su possibili, seri problemi di salute dei gemellini. Unica presenza ammessa nella casa del dottor Hoppe è Charlotte, ex insegnante elementare che dedicandosi alla cura dei bambini si ritroverà giorno dopo giorno lei stessa coinvolta in una realtà dolorosa e agghiacciante dalla quale non potrà sfuggire. Così, in una narrazione parallela in cui il drammatico passato del dottore funge da chiave di volta per la comprensione degli avvenimenti del suo presente, emergono storie molto più inquietanti di qualsiasi supposizione o diceria, e padre e figli andranno incontro a un tremendo, ineluttabile destino. La fabbrica dei bambini è un romanzo sulla fragilità umana, sui tanti segreti e silenzi che accompagnano la nostra vita e, insieme, sui dilemmi morali che scandiscono i progressi della ricerca scientifica e delle sue affascinanti e a volte temibili conseguenze.

Stefan Brijs, classe 1969, vive vicino ad Anversa. Con La fabbrica dei bambini ha raggiunto un successo sensazionale in Belgio e Olanda. È autore di altri due romanzi: De verwording (sua opera prima del 1997) e Arend (2000).

Editore: Fazi Editore