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Monthly Archives: giugno 2008

Ninna nanna per piccoli criminali Di Heather O’Neill

Leggere questo libro significa fare a pugni con le parole, trascinare valigie in cui le bambole hanno i lividi. E’ una favola amarissima, che merita attenzione nelle mani che sfogliano le pagine.
A tredici anni la piccola Baby oscilla pericolosamente tra gli istinti infantili e le tentazioni dell’età adulta: è ancora abbastanza giovane da portarsi in giro le bambole in una valigia di plastica, ma è anche abbastanza grande da avere una conoscenza fin troppo approfondita e di prima mano delle crudeltà della vita urbana. Il linguaggio usato ovviamente non è di una bambina, ma di una donna con la vita sfatta.Orfana di madre, vive col padre, Jules, che invece di occuparsi di lei dedica ogni energia alla ricerca spasmodica e quotidiana di eroina. Ma Baby ha un dono particolare: è abilissima a intrecciare storie a partire dagli eventi più squallidi della sua esistenza e riesce in tal modo a garantirsi minime ma preziosissime briciole di felicità. Questo suo dono è commovente, la sua unica salvezza. La fantasia è un dono prezioso, sopratutto per lei, ma lo è per tutti.Sfortunatamente la sua acerba bellezza attira le mire di un affascinante e pericoloso pappone locale che è alla guida di un esercito di ragazzine tanto tristi quanto devote a lui. A questo punto vorresti essere la scrittrice e ha un’occasionale spettatore,magari un animo personaggio gli regaleresti una pistola per sparargli nelle gambe e liberare quella corte di principesse senza abiti Disney ricamati con brillantini verdi e coroncine. La situazione si fa insostenibile e persino Jules sembra accorgersene. Alla fine Baby comprenderà che la possibilità di salvezza sta solo nelle sue mani e che dovrà essere lei a tuffarsi con coraggio verso l’ignoto e il futuro.

Editore: Mondadori


N.P. Di Banana Yoshimoto
Recensione della Master Anita Blake.

Un romanzo che contiene un unico racconto, che parla di un romanzo che ne contiene almeno 98 di racconti? Banana riesce anche in questo.
N.P. è il nome di questo “romanzo nel romanzo” incompleto e “Centoracconti” (Hyakumonogatari) è una credenza secondo la quale, accendendo 100 candele e raccontandosi 100 racconti spegnendo una candela al termine di ognuno, si manifesti la presenza di una persona morta. L’N.P. di cui si tratta è scritto in lingua inglese e chiunque provi a tradurlo nella lingua giapponese, finisce con il suicidarsi prima di terminare il lavoro.

La solita Banana in vena di romantiche ghost-story? Sbagliato. N.P. è un libro che pur basandosi su questo pretesto iniziale, presenta meno marcatamente il lato paranormale rispetto al resto della produzione. Seppur presente come sottilissimo (e addirittura irrisolto, come la faccenda della “maledizione” e il vero significato dei suicidi) collante.
Lo svolgimento della storia è infatti accomunabile a Presagio Triste, anch’esso meno “paranormale” del solito, di cui N.P. ne è il degno successore, riuscendo a migliorarne lo stile e soprattutto il ritmo della storia, stavolta molto più robusta da seguire.
La vicenda accade tutta nel corso di una decisiva estate, dalla fine della stagione delle piogge fino all’arrivo dell’autunno. Sono presenti, oltre alla protagonista (compagna dell’ultimo traduttore di N.P.), altre figure tra i quali due dei comprimari, gemelli figli dello scrittore di N.P. che la protagonista rincontra dopo molti anni e, seppur conosciuti la prima volta solo di vista, si sentono subito inspiegabilmente legati per via di N.P., che sembra scandire ogni ora della loro vita.
Ma la cosa particolare di questo romanzo è il fatto che, tra i personaggi principali, la vera protagonista alla fin fine, probabilmente non è la voce narrante, ma lo splendido personaggio di Sui. Ragazza che entra in scena a metà del testo e che diventa il centro di tutto, per caratteristiche e motivazioni. Fantastico come Banana la abbia dipinta in un modo che sia il lettore stesso a giudicare se il suo comportamento è giusto o sbagliato, dipendentemente dalla sensibilità di ognuno.
Bellissimo come il finale del 98° racconto, è solo accennato ma mai descritto interamente. Eppure rimane impresso come averlo letto…
Gli argomenti trattati sono tutti molto adulti, si passa dall’incesto osservato con delicatezza e senza alcuna morbosità, all’esame del suicidio (visto in modo così differente in Giappone) sotto l’aspetto fisico e quello spirituale come può essere lasciar suicidare l’amore… l’amore che, vissuto nell’ambito dell’estate vissuta, è anche interpretabile con il colore dell’amicizia, trovata e perduta… ed accorgersi che il racconto incompiuto numero 100 sarebbe stato proprio questa estate.

Mi mancherà non avere una mia Sui, vorrei che suonasse alla mia porta a orari imprevisti e vivesse con me l’estate alle porte…

Hotel Transilvania,Un amore proibito Di Chelsea Quinn Yarbro

Difficile inquadrare con precisione un romanzo come questo Hotel Transilvania, un’opera nella quale la cornice finisce con il prendere sopravvento sulla trama e sui personaggi, bloccando sul nascere eventuali spunti gotici o apertamente horror.
Chelsea Quinn Yarbro, decana del fantastico soprannaturale, con decine di romanzi alle spalle, decide di entrare nella stessa arena letteraria di Ann Rice e lo fa con la serietà e la documentazione che la contraddistinguono da sempre, imbastendo un arazzo pronto a ribaltare alcuni degli stereotipi del genere (e quindi avremo un vampiro “perbene”, capace di resistere tranquillamente alla luce del sole e insofferente nei confronti dei piccoli uomini malvagi) così come a usare a buon fine formule che sembrano ormai usurate (la scrittura mista, fra narrazione e scambio di epistole).

Convince l’ambientazione, la cura quasi ossessiva nei confronti dei particolari (cura che per fortuna non produce comunque uno di quei classici tomi da mille pagine pronti a dedicare cartelle e cartelle a dati insignificanti…), lo sviluppo del personaggio principale (a scapito, forse, di alcune figure secondarie), l’attenzione nei confronti dell’atmosfera.

Sono tutti elementi importanti, che permettono al lettore una full immersion nel mondo descritto dalla Yarbro. Si arriva facilmente a fine volume con ancora un lieve appetito, o meglio, una leggera sete, pronti a leggere anche gli altri capitoli di questa saga.

Gli aspetti negativi del romanzo sono strettamente legati a quelli positivi. Come detto, la cura per i particolari prende alle volte la mano all’autrice, che dimentica per strada il sangue, l’orrore, il disgusto, la paura. Sono poche le pagine di Hotel Transilvania in grado di farci sobbalzare o fremere e, per un romanzo che tratta di vampiri, il tasso ematico è alquanto basso.

Ma sono particolari che, a seconda del lettore, possono esser visti come dei valori aggiunti o delle mancanze; il sottoscritto avrebbe preferito più (espilicit-)azione ma rimane comunque la sensazione di un ciclo di storie in grado di soddisfare la sete di tutti i fan della Rice e territori limitrofi. Raccomandato ai gentiluomini e alle signore in grado di apprezzare le buone maniere, sconsigliato a chi non riesce a vivere senza un buon mazzo di budella all’aria una pagina sì e l’altra anche.
( alcuni pezzo sono estratti da Horror Magazine)

 

Questa settimana nella mia rubrica Libri inediti in Italia ho deciso di fornirvi una piccola lista di autori Uraban fantasy e Paranormal Romance, in passato inediti, ma ormai invece editi in Italia, così anche chi non può leggere in inglese potrà scoprire questi scrittori. Per abvere più informazioni su un autore cliccate sul suo nome e otterrete molte notizie interessanti.

Anne Rice, pubblicata da Tea (vampiri)

Stephenie Meyer , pubblicata da Fazi editore e Rizzoli (vampiri e altro)

Charlaine Harris , pubblicata da Delos (vampiri, licantropi e altro)

Tanya Huff, pubblicata da Delos libri (vampiri)

Melissa Marr , pubblicata da Fazi editore (faeries)

Lisa J. Smith, pubblicata da Newton Compton (vampiri)

Colleen Gleason, pubblicata da Newton Compton (vampiri)

J. R. Ward, pubblicata da Mondolibri Euroclub (vampiri)

Christine Feehan , pubblicata da Editrice Nord (vampiri e poteri psichici)

Laurell K. Hamilton , pubblicata da Editrice Nord (vampiri, licantropi, faeries e altro)

Susan Hubbard, pubblicata da Salani editore (vampiri)

Martin Millar, pubblicato da Fazi editore (licantropi)

Kit Whitfield, pubblicata da Einaudi (licantropi)

Cassandra Clare, pubblicata da Mondadori (demoni e altro)

Kim Harrison, pubblicata da Fanucci. (streghe, demoni)

Cate Tiernan, pubblicata da Mondadori (streghe)

Holly Black, pubblicata da Mondadori (faeries)

Margaret Mahy, pubblicata da Mondadori (streghe)

Curtis Klause Annette, pubblicata da Salani (vampiri)

Sergej Luk’janenko, pubblicato da Mondadoti (vampiri, streghe e altro)

 

 

 

 

 

 

SE MI SONO DIMENTICATA QUALCUNO FATEMELO SAPERE, MI RACCOMANDO. LA LISTA VERRA’ CONTINUAMENTE AGGIORNATA.

Recensione della Master Anita Blake.


L’estate dei morti viventi Di John A. Lindqvist, G. Puleo (Traduttore)

Immerse in una Svezia in preda a un “blackout al contrario”, tre famiglie vivono in prima persona il dramma della resurrezione dei morti, in un mix di horror e fantascienza.

Il secondo romanzo dell’autore di quel capolavoro che è Lasciami Entrare (nel libro troverete una chiara citazione…), si conferma sin dalla prima riga, quanto egli sia una vero e proprio maestro della sospensione dell’incredulità. Riesce infatti a trattare di un argomento ormai inflazionato come quello degli zombie, in maniera esemplare, uscendo da qualsiasi cliché, primo fra tutti il fatto che i “morti viventi” (questa la parola politically correct scelta dalle autorità) non siano i classici cannibali, ma c’è molto altro di totalmente originale.

Di “horror” inteso come “spaventoso e/o violento”, non c’è molto, nonostante sia presente e fondamentale la presenza del soprannaturale, ma soprannaturale in quanto “sconosciuto”, dove si cerca di rispondere alla grande domanda: “la morte è la fine di tutto?”.
A differenza di Lasciami Entrare, il senso del pericolo è sostituito dall’aumentata capacità di Lindqvist di ampliare le sue riflessioni durante la narrazione. Nei riguardi della morte, non è facile saper dosare l’ironia, malinconia e fredda considerazione dei fatti, così come riesce a fare l’autore.
Insieme a una sorta di sottile humor nero, trova spazio l’autoironia dell’autore: uno dei protagonisti è infatti un comico di mestiere, proprio come Lindqvist, un po’ il Giorgio Faletti svedese.
Per quanto riguarda la malinconia, il libro ne è cosparso, a discrezione della sensibilità del lettore, si viene coinvolti comunque nell’argomento della perdita delle persone care, con molte pagine piuttosto dolorose, nonostante l’autore non gestisca la morte con la dolcezza che può metterci una Banana Yoshimoto, è la gestione oltremodo realistica dei fatti a generare compassione e riflessioni importanti.

Saltuariamente, la narrativa del libro è intervallata da riepiloghi della situazione, con tanto di orari delle vicende e di come si sta muovendo la nazione per questa resurrezione che coinvolge solamente la Svezia e nessun altro luogo al mondo. Inoltre, ci sono anche stralci di articoli di giornale e, per dare ancora di più un tocco di realismo, addirittura alcuni in lingua originale!

Un racconto diverso da Lasciami Entrare (pur mantenendo lo schema di narrazione corale e intrecciata), diverso anche dagli schemi horror, ma altrettanto consigliabile, in quanto la narrativa scorrevole e potente di Lindqvist, nonostante non ci sia un finale poi così eclatante, lascerà sicuramente soddisfatti alla fine.

Quel che si dice un ottimo libro.

Dall’autrice rivelazione del thriller gotico italiano, due romanzi brevi affilati come un bisturi e un racconto che colpisce duro come un grosso calibro.

La bambola di cristallo di Barbara Baraldi.Il Giallo Mondadori presenta n. 9 – Supplemento al n. 2953

Una Bologna gotica e oscura. Una catena di delitti compiuti con macabra precisione e dipinti come quadri di inaudita ferocia. Un’indagine allucinata alla ricerca di un’assassina fatale e bellissima. Una campagna emiliana pervasa da un silenzio inquietante, lacerata da urla notturne simili a incubi senza fine. Due genitori che celano un segreto innominabile. Un enigmatico vecchio dagli occhi eterocromi e un cane come suo unico amico. Un labirinto di visioni oniriche dove i bambini svaniscono nel nulla.

se ne discute QUI:
Myspace di Barbara

Il genere fantasy  ha molte forme, Epic fantasy, Dark fantasy, Contemporary fantasy, Historical fantasy, Erotic fantasy…..ma Lois McMaster Bujold è riuscita a creare un nuovo tipo di fantasy con la sua nuova saga, The Sharing Knife series.

Questa autrice ci ha abituato a bellissimi libri, la saga di Miles Vorkosigan , la serie fantasy sulla Maledizione di  Chalion , e anche questa volta, dopo aver letto questa nuova saga, devo proprio dire che non ci delude mai.

Queta nuova serie, The sharing knife, è scritta veramente benissimo, i personaggi e i loro sentimenti sono approfonditi e analizzati con grande maturità e profondità, e a differenza di altre saghe di questa autrice,  c’è meno avventura e azione, mentre più spazio è dedicato alle interazioni tra i personaggi.

La serie è ambientata in un mondo simile al West e la storia può ricordare il film L’ultimo dei Mohicani, due popoli—Lakewalkers e  farmers—vivono vicini ma separati, come indiani e coloni, ognuno con le loro usanza e ognuno convinto che l’altro poppolo sia barbaro. Nonostante questo e tutti i pregiudizi che ne conseguono, una giovane colona, Fawn e un Lakewalker, Dag, si innamorano e decidono di sposarsi. Ma dovranno superare molto più delle semplici barriere culturali, poichè tra loro c’è anche una grande differenza di età, lui ha 55 anni (ma ne dimostra 40), mentre lei solo 18, una gravidanza non voluta, il fantasma della prima moglie di lui e il suo handicap (Dag ha solo una mano, l’altra gli è stata tagliata). Naturalmente trattandosi di un fantasy non manano alcuni elenti magici, coltelli fatti d’osso con proprietà speciali e mostri da sconfiggere, ma sono veramente minimi, csì come la storia in sè è piuttosto semplice ed è proprio per questa semplicità che l’autrice imbeve i personaggi e il loro mondo di una profondità e un realismo veramente fantastici, e afronta temi immortali come il pregiudizio, il sacrificio, la famiglia e naturalmente l’amore….

La serie, per ora inedita in Italia (ma Lois Mc Master Bujold è da sempre pubblicata in Italia quindi in futuro anche questa serie arriverà da noi, intanto se sapete leggere in inglese e siete curiosi potete procurarla in lingua originale)  è formata da tre libri, ma non è ancora conclusa:

Immagine di Beguilement

1. Beguilment

Trama: Fawn, fuggita di casa, cade vittima di un pericoloso mostro, a salvarla sarà un Lakewalker, Dag. I due si innamorano e decidono di sposarsi nonostante i problemi che li attendono a causa del fatto che i loro due popoli si odiano e non si comprendono.

 Immagine di Legacy

2. Legacy

Trama: Dag conduce Fawn tra il suo popolo, lei per amore sopporta i cambiamenti, ma ben presto entrambi si rendono conto che il popolo dei Lakewaòker non li vuole veramente fra loro. Dag, ora unito a Fawn, sa che se i Lekewalkers vogliono soprabbibere e sconfiggere i terribili mostri che pooplano la terra, devono abbandonare il loro odio contrio i farmers e collaborare con loro, e viceversa. Così decide , insiema a sua moglie, di partire per un viaggio, durante il quale parlerà a ogni farmer che incontrerà, per spiegargli chi sono veramente i Lakewalkers e la guerra che combattono contro i mostri.

 Immagine di The Sharing Knife, Volume Three  

3. Passage

Trama: Il viaggio ha inizio, Dag con Fawn e ben presto tanti altri compagni di viaggio, inizia la sua missione, parlare ai due popoli e cercare di fare capire loro che solo uniti potranno prosperare.

Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 marzo 1890 – Providence, 15 marzo 1937) è stato uno scrittore statunitense del fantastico.

Non molto apprezzato dai critici del suo tempo – che lo ritenevano troppo innovativo- non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. È oggi riconosciuto fra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe, ed è considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana. In particolare S.T. Joshi definisce l’opera di Lovecraft come: «un’inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi»

TEMI LETTERARI

Nel Richiamo di Cthulhu (1926), Lovecraft scrive:

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d’insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. »

I protagonisti dei racconti di Lovecraft tuttavia giungono sempre a ricomporre questo “quadro d’insieme”, che definisce la trama degli stessi racconti.

Quando si aprono queste “visioni terrificanti”, la sanità mentale del protagonista-investigatore finisce spesso per essere distrutta. Coloro che incontrano le manifestazioni “viventi” dell’incomprensibile hanno una elevata probabilità di impazzire.
I personaggi che tentano di utilizzare per i propri fini questa conoscenza finiscono quasi sempre per affrontare un triste destino. A volte la loro attività attira l’attenzione di esseri malevoli; altre volte, nello spirito di Frankenstein, vengono distrutti dai mostri che loro stessi hanno creato.

Influenze non-umane sul genere umano
Gli esseri dei miti lovecraftiani spesso hanno servitori umani (o quasi umani); Cthulhu, ad esempio, viene venerato, pur con nomi diversi, in culti diffusi presso gli eschimesi della Groenlandia e in Louisiana da seguaci della religione Voodoo ma anche in molte altre parti del mondo.
Questi cultisti servono spesso a Lovecraft come accorgimenti narrativi. Molti degli esseri dei Miti sono troppo potenti per essere sconfitti da degli esseri umani, e la loro vista talmente terrificante da generare un’immediata pazzia. Poiché i suoi personaggi hanno a che fare con esseri di questo genere Lovecraft ha bisogno di fornire gli elementi per comprendere il racconto e creare tensione senza che la narrazione finisca prematuramente. I servitori umani consentono di rivelare informazioni sui loro “dei” anche se in forma edulcorata, e rendono anche possibile l’ottenimento da parte dei protagonisti di temporanee vittorie. Lovecraft, come i suoi contemporanei, considerava i “selvaggi” come più vicini alla Terra ma, nel suo caso, questo significava, per così dire, più vicini a Cthulhu.

Colpe ataviche
Un altro tema ricorrente nell’opera di Lovecraft è l’idea che i discendenti di una stirpe non possano sottrarsi alle conseguenze dei crimini commessi dai loro antenati, soprattutto nel caso in cui tali crimini siano atroci. I discendenti possono essere molto lontani sia nello spazio che nel tempo (e, alla prova dei fatti, anche nella colpa) dall’atto in sé, ma le conseguenze li colpiranno comunque (vedi ad esempio I Topi nel Muro, La Paura in agguato, Arthur Jermyn, L’Alchimista, La maschera di Innsmouth e Il Caso di Charles Dexter Ward). Un esempio di crimine che Lovecraft considera sufficientemente odioso da generare tali conseguenze è il cannibalismo (Un’Illustrazione e una vecchia casa, e, di nuovo, I Topi nel muro).

Incapacità di sfuggire al destino
Spesso nell’opera di Lovecraft il protagonista non ha controllo sulle sue stesse azioni, o trova impossibile cambiare il proprio destino. Molti dei suoi personaggi potrebbero sottrarsi al pericolo semplicemente fuggendo; tuttavia questa possibilità o non si presenta o è in qualche modo resa impossibile da qualche forza esterna, come nel Colore venuto dallo spazio. Spesso i personaggi sono soggetti all’influenza compulsiva di potenti esseri malevoli o indifferenti. Come nel tema dell’inevitabilità del destino determinato dalla stirpe, la fuga, ed eventualmente la morte, non garantiscono alcuna salvezza. (La Cosa sulla soglia, L’Estraneo, Il caso di Charles Dexter Ward, ed altri). In qualche caso questo destino si manifesta per l’intera umanità e nessuna fuga è possibile (L’Ombra venuta dal tempo).

Pessimismo cosmico
Rappresentazione di Shub-Niggurath “il Capro Nero dei Boschi dai Mille Cuccioli”, divinità della mitologia lovecraftianaStrettamente legato al tema precedente è il pessimismo cupo e angoscioso che permea tutta l’opera di Lovecraft. Nella sua concezione – definita cosmicismo – gli esseri umani sono, nella scacchiera dell’universo, pedine insignificanti sovrastate da potenze sconosciute e terribili. Lovecraft sdegnò in modo pressoché sistematico ogni forma di happy ending; non a caso, nelle sue storie i protagonisti sono spesso antieroi che vanno incontro ad una fine tragica o appaiono solo come spettatori di vicende terrificanti, il cui esito non sono assolutamente in grado di modificare.

Il sogno
Un altro tema ricorrente nelle opere di Lovecraft è quello del sogno. In numerose sue opere la dimensione onirica assume un ruolo fondamentale, dalle visioni dei personaggi di Oltre il muro del sonno, Polaris e Hypnos ai sogni strani e sgradevoli del narratore di Dagon, dagli incubi collettivi de Il richiamo di Cthulhu a quelli angoscianti di Walter Gilman in La casa delle streghe.

D’altronde, non di rado per Lovecraft i suoi sogni rappresentavano lo spunto di partenza per scrivere una nuova opera. Un esempio di racconto ispirato da un sogno è La dichiarazione di Randolph Carter, che, come Lovecraft scrisse a Galpin, si basava su un incubo in cui lo scrittore e l’amico Samuel Loveman rinvenivano un’antica tomba. Come ammise l’autore di Providence in una lettera a Frank Belknap Long:

« Se io mi siedo alla scrivania con l’intenzione di scrivere un racconto, è molto probabile che non ci riesca. Ma se scrivo per mettere sulla carta le immagini di un sogno, tutto cambia completamente. »
Sempre nella lettera a Galpin, Lovecraft si interroga perfino sul suo “diritto” di proclamarsi legittimo autore delle storie che ha sognato:
« Detesto attribuirmi le idee, specie quando non ho fatto alcuno sforzo per concepirle. D’altronde se non lo faccio io, a chi diamine posso attribuirle? Coleridge ha accettato la paternità del Kubla Khan, quindi credo che farò lo stesso… »


Tradotto già in trenta Paesi e dopo 500.000 copie vendute arriva finalmente anche in Italia “Il diario del Vampiro. Il risveglio” un grande successo internazionale di Lisa Jane Smith e primo romanzo di una probabile saga.

Elena Gilbert è una ragazza d’oro, è bella, è brillante, ha tutto nella vita. Ma le sue giornate non hanno nulla di eccitante. Così, alla ricerca del brivido, intreccia una relazione con il tenebroso Stefan. Ma Stefan nasconde un segreto, un segreto misterioso che potrà sconvolgere per sempre la vita della protagonista… Ha inizio per Elena la più affascinante e pericolosa delle avventure. Una storia d’amore e odio, di luce e ombra, in cui Stefan e Damon, due vampiri fratelli, avversari in una guerra millenaria, si contenderanno il cuore della ragazza e il suo destino.

Lisa Jane Smith ha deciso che la scrittura sarebbe stata tutta la sua vita quando era ancora una bambina, e ha pubblicato il suo primo romanzo nell’anno in cui si è diplomata. Molti dei suoi libri (ad oggi ne ha scritti più di venti) sono ispirati agli incubi che vive lei stessa o che le raccontano gli amici. Vive in California, con un cane, tre gatti e all’incirca diecimila libri.

edito Newton e Compton


E’ arrivata finalmente in Italia un altra autrice interessante che da poco ha deciso di dedicarsi al genere vampiresco. Si tratta di Susan Hubbard. Potrete scoprire molte cose su di lei sul suo sito:

http://www.susanhubbard.com/

La sua serie vampiresca ha per protagonista una dodicenne, Ariella, ed è quindi dedicata ad un pubblico piuttosto giovane, ma il vero protagonista del romanzo è l’ambiente e il modo di vivere dellì’uomo moderno che viene ampliamente criticato. Una serie vampiresca atipica, dove l’elemento soprannaturale è usato come contorno a temi seri.
In Italia la serie è edita da Salani. Per ora solo il primo libro, ma il secondo è già disponibile in America e forse arriverà presto anche in Italia.

Trama: Ariella Montero sente di essere diversa. Non soltanto per l’educazione raffinata che ha ricevuto, ma per qualcosa dentro di lei, che scorre potente nel sangue. Ed è proprio sul sangue che suo padre, uno scienziato austero e taciturno, conduce misteriose ricerche. Questo e l’aspetto bello e signorile di Raphael Montero, mai sciupato dallo scorrere del tempo risveglia in Ariella dubbi e inquietudini: c’è una ragione per l’isolamento in cui vivono entrambi? Qual è stata la causa della morte della madre, che la ragazza non ha mai conosciuto? E perché Raphael non appare nella foto che Kathleen, giovane amica di Ariella, gli ha scattato? Poi, un giorno, un brutale omicidio sconvolge la quiete della comunità. Ariella scopre che tutta la sua vita fino a quel momento è stata avvolta nella menzogna: sua madre non è morta ma scomparsa. Profondo e appassionante, “Il sodalizio del sangue” stravolge i cliché del romanzo dell’orrore, e apre le porte di un inferno terrestre fatto di vampiri eruditi e ambientalisti, di uomini avidi di immortalità, di spiriti inquieti, dove gli umani sembrano attendere, fragili e indifesi, l’inizio della fine.

 

Autore: Ekaterina Sedia

Editore: Prime Books

Dspinibile su Amazon

Trama:

Mattie, un automa intelligente specializzata nell’uso dell’alchemia, si ritrova coinvolta in un conflitto tra due gruppi di gargoyles, i Meccanici e gli Alchimisti. Una nuova era sta arrivando, con nuove regole, e Mattie ha scoperto dei segreti molto pericolosi che potrebbero alterare l’equilibrio dei poteri nella nella città di Ayona. Questo non piace a Loharri, il gargoyle Meccanico che ha creato Mattie  e che possiede ancora le chiavi del suo cuore, letteralmente! 
 
 
Spero veramente che questo libro venga pubblicato presto in Italia, mi intriga molto.


L’ospite Di Stephenie Meyer
Questo libro si stacca dall’universo della serie Twilight, per entrare in un mondo devastato da una invasione aliena.
Trama: Gli umani hanno perso e gli alieni, esseri incorporei, hanno posseduto gli umani. La voce narrante è proprio uno di questi alieni che con molta difficoltà cerca di imparare ad avere un corpo. Sapeva che avrebbe dovuto affrontare cose come: emozioni, sensi, sogni, menorie…ma non sapeva che avrebbe avuto una difficoltà in più: l’anima umana del suo corpo infatti rifiuta di andarsene e laciare a lui il posto. No, Melanie, non vuole andarsene e invece giorno e notte bombarda l’alieno con i suoi sentimenti e ricordi sull’uomo che ama: Jared, che è riuscito a sfuggire agli alieni e vive da fuggitivo. E l’alieno è incapace di separsi dal corpo e dall’anima di Melanie e inizia a provare gli stessi sentimenti per Jared. Così, alleati nonostante tutto, l’alieno e Melanie, si mettono in cerca di Jared.
Nonostante queste premesse la Meyer tiene a precisare che questo romanzo è molto umano. Non ci sono navi spaziali, armi laser, viaggi spaziali, ma semplicemente tanti sentimenti e una struggente storia d’amore.

breve estratto.
“Jared mi sorrise e le rughe agli angoli dei suoi occhi si incresparono. -Sono così felice di aver trovato un atro essre umano sopravvissuto.- disse. Il mio cuore sussultò. -Per favore non darmi un altro calcio.- aggiunse, mentre si chinava verso di me e mi prendeva il mento. Mi baciò di nuovo e stavolta lo sentiì. Le sue labbra erano più morbide delle sue mani e calde. Le farfalle esplosero nel mio stomaco togliendomi il fiato.

Mi svegliai. Ero coperta di sudore. Un altro sogno, di nuovo. Sempre lo stesso. Da sette mesi ormai. No, non un sogno, ma una memoria dell’essere che mi ospitava. Potevo ancora sentire le labbra di Jared sulle mie. La mia mano senza il mio permesso cercò nel letto al mio fianco il suo corpo e non lo trovò. Il mio cuore si ruppe ancora una volta mentre mi stemdevo di nuovo a fissare il soffitto. Non so per quanto potrò resistere ancora. Come si poteva vivere in un corpo le cui memorie rifiutavano di sparire nel passato a cui appartenevano. Come si poteva vivere venendo assaliti da tutte queste emozioni? Ormai non sapevo più nemmeno quello che io provavo. ”

Editore Rizzoli