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Category Archives: Il personaggio


Alcune evicende biografiche di Lewis meritano di essere analizzate con una attenzione perché – contrariamente a quanto avrebbe forse sostenuto lo stesso Lewis nella sua veste di critico letterario – nel caso particolare di questo scrittore si possono ritrovare tematizzate nelle sue opere: si veda ad esempio la morte della madre avvenuta quando Lewis aveva solo 10 anni o la complessa evoluzione intellettuale del giovane Lewis sfociata nella conversione al cristianesimo anglicano, per non parlare dell’amicizia con i membri del club degli Inklings J.R.R. Tolkien e Charles Williams. Che Lewis ritenesse la sua biografia degna di interesse per i lettori è testimoniato – se non altro – dal fatto che egli stesso ha pubblicato una autobiografia dei suoi anni giovanili.Lewis pubblica nel periodo tra il 1930 e il 1950 la maggior parte delle sue opere, sia quelle prettamente accademiche che i romanzi. Importante in questi anni è la sua amicizia con Charles Williams che assiema a Tolkien è membro del circolo letterario degli Inklings. In quegli anni Lewis dichiara apertamente che Williams è l’autore che lo ha influenzato di più. Tolkien invece è molto diffidente nei confronti degli interessi esoterici di Williams. Mentre continua la sua carriera accademica Lewis già nel corso degli anni quaranta raggiunge una enorme popolarità grazie ai suoi romanzi e ai suoi saggi che vendono milioni di copie tanto da meritare nel 1947 l’articolo di copertina di Time Magazine, che viene intitolato “Don v. Devil” con riferimento a Le lettere di Berlicche pubblicate nel 1942. Ma questa popolarità diventa se possibile ancora maggiore quando, a partire dal 1950, Lewis comincia a dedicarsi alla narrativa per l’infanzia pubblicando le storie delle Cronache di Narnia.
Lewis è ormai all’apice della sua fama quando, nel 1950, riceve la prima lettera di Helen Joy Davidman-Gresham, una americana appassionata delle sue opere. Con lei inizia subito un lungo rapporto epistolare. Coincidenza singolare: nelle opera di Lewis il misterioso rapporto dell’uomo con l’assoluto e con il desiderio che ne è la manifestazione viene descritto con il concetto di ricerca della gioia (in inglese joy, si veda a questo proposito l’autobiografia Surprised by joy). All’età di 52 anni Lewis finisce con l’incontrare una donna che si chiama proprio Joy e si innamora di lei. Il rapporto continua in forma epistolare finché, nel 1952, Lewis incontra personalmente la donna ed inizia a frequentarla. Nel 1956 si unisce a lei con un matrimonio civile (ufficialmente solo per garantirle la cittadinanza inglese) e nel 1957 celebra anche le nozze religiose secondo il rito anglicano. Joy però si ammala di cancro alle ossa e muore nel 1960.
Il racconto dell’esperienza della morte della moglie e dei momenti successivi è affidato alle pagine di Diario di un dolore (A Grief Observed), pubblicato nel 1960 con lo pseudonimo di N.W.Clerk.
Nel 1942 Lewis raggiunge una enorme notorietà (tanto da meritare nel 1947 la copertina del settimanale Time [1]) per il libro Le lettere di Berlicche. Il libro è incentrato sulla bizzarra corrispondenza tra un funzionario di satana e suo nipote, apprendista diavolo custode. Si tratta di una geniale riflessione sulla natura umana mirata a recuperare il senso del concetto di peccato e a strapparlo dalla banalizzazione cui l’ha ridotto la cultura contemporanea. L’opera costituisce una precisa descrizione dei conflitti interni dell’animo umano non trascurando, in questo intento, l’ingrediente sublime dell’ironia, elemento essenziale in pressoché tutta l’opera di Lewis.

Nel 1945 Lewis pubblica Il grande divorzio un sogno o visione ispirato alla Divina Commedia di Dante. Lewis immagina di viaggiare nell’oltretomba guidato da George MacDonald e di incontrare le anime dei defunti che devono dimostrare di aver superato il pregiudizio fondamentale che le mantiene prigioniere dell’inferno: l’idea per cui “Io sono mio”. Lewis lascia insieme alle ombre un paese grigio e tetro e con loro arriva ad una terra luminosa e di tale splendente consistenza che le ombre ne sono ferite in tutti i loro movimenti (un richiamo al mondo delle idee di Platone). Qui egli assiste agli incontri tra le ombre e gli abitanti di quella terra, che sono venuti incontro ai fantasmi per accompagnare ciascuno di loro alle montagne lontane.

Lewis ottiene una enorme fama come scrittore per l’infanzia dal successo della serie di fiabe moderne scritte tra il 1950 ed il 1956 che compongono la saga de Le Cronache di Narnia. Si tratta un ciclo composto da sette libri che parlano delle avventure di quattro ragazzi, i quali per sfuggire dai bombardamenti di Londra si rifugiano in campagna e qui in una vecchia soffitta scoprono un armadio magico tramite il quale si accede ad un mondo fantastico in cui è sempre inverno ma non è mai Natale; questo è inizialmente il regno di Narnia. Ma Narnia grazie ai quattro ragazzi dopo molte vicende diventerà un mondo magnifico in cui la natura trionfa. Il nome di Narnia era conosciuto a Lewis fin dall’infanzia, infatti nel suo atlante latino era sottolineato nella cartina d’Italia la città di Narnia ora chiamata Narni. La casa di produzione Walden Media sta trasformando Le Cronache di Narnia in un ciclo di film. Il primo episodio Le Cronache di Narnia: Il Leone, la Strega e l’Armadio è uscito nel 2005; è stato il secondo film per incassi del 2005 in Nord America.

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Le cronache di Narnia.
Le Cronache di Narnia (The Chronicles of Narnia) è una serie di sette romanzi fantasy per ragazzi scritti da C. S. Lewis.
Presentano le avventure di un gruppo di bambini che giocano un ruolo centrale nella storia del reame di Narnia, dove gli animali parlano, la magia è comune ed il bene è in lotta con il male. I libri sono famosi anche per le illustrazioni di Pauline Baynes.Narnia è un mondo immaginario e fantastico creato da Clive Staples Lewis dove è ambientata la serie fantasy Le Cronache di Narnia.
Esso, come viene descritto nel primo libro della saga lunga sette volumi delle “Cronache di Narnia”, viene creato dal grande leone Aslan, re di Narnia. Il leone, infatti, aveva creato Narnia con il suo canto, dal buio aveva fatto sorgere il sole, alzato colline, monti e piantato alberi, fatto nascere una rigogliosa vegetazione (tra cui un particolare lampione) e dato vita a meravigliosi animali parlanti ed intelligenti.
La terra di Narnia è la parte centrale delle regioni fantastiche create da C.S.Lewis.
Ostacolata dai massicci della terra di Archen, a Sud (il monte Pire e’ il più alto) con capitale Anvard, dominata anticamente dalla stirpe di re Luni, padre di Shasta e Corin (“Il cavallo e il ragazzo”) e a nord dalle cime dei Giganti, dove Eustachio e Jill vissero fantastiche avventure (“La sedia d’argento”), Narnia è una regione quasi interamente coperta da boschi.
Dalla Landa della Lanterna all’oceano orientale,comprese le isole ivi presenti, quali Therabinthia o Telmar, tutto appartiene alla fantastica terra.
Narnia è l’antico nome – fin dal 299 a.C. – della città di Narni in Umbria. Tale nome era ben noto allo scrittore del mondo di Narnia , che aveva letto piu’ volte questo nome tra i classici latini e l’aveva poi ritrovato sul suo vecchio atlante.

I nell’ordine di pubblicazione sono:
1950 Il leone, la strega e l’armadio (The Lion, the Witch, and the Wardrobe)
1951 Il principe Caspian (Prince Caspian)
1952 Il viaggio del veliero (The Voyage of the Dawn Treader)
1953 La sedia d’argento (The Silver Chair)
1954 Il cavallo e il ragazzo (The Horse and His Boy)
1955 Il nipote del mago (The Magician’s Nephew)
1956 L’ultima battaglia (The Last Battle)
Il primo editore americano Macmillan, numerò i libri e li pubblicò nell’ordine di pubblicazione originale. Quando HarperCollins ottenne la serie rinumerò i libri usando l’ordine cronologico interno, come suggerito dal figlio adottivo di Lewis, Douglas Gresham.
Il nipote del mago
Il leone, la strega e l’armadio
Il cavallo e il ragazzo
Il principe Caspian
Il viaggio del veliero
La sedia d’argento
L’ultima battaglia
L’edizione italiana pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore ha seguito l’ordine cronologico della HarperCollins, pubblicando le Cronache di Narnia in tre volumi:
1992 Le Cronache di Narnia [Volume Primo] contenente Il nipote del mago, Il leone, la strega e l’armadio e Il cavallo e il ragazzo
1993 Le Cronache di Narnia [Volume Secondo] contenente Il principe Caspian e Il viaggio del veliero
1993 Le Cronache di Narnia [Volume Terzo] contenente La sedia d’argento e L’ultima battaglia
2005 Le Cronache di Narnia contenente l’intero capolavoro.

Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 marzo 1890 – Providence, 15 marzo 1937) è stato uno scrittore statunitense del fantastico.

Non molto apprezzato dai critici del suo tempo – che lo ritenevano troppo innovativo- non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. È oggi riconosciuto fra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe, ed è considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana. In particolare S.T. Joshi definisce l’opera di Lovecraft come: «un’inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi»

TEMI LETTERARI

Nel Richiamo di Cthulhu (1926), Lovecraft scrive:

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d’insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. »

I protagonisti dei racconti di Lovecraft tuttavia giungono sempre a ricomporre questo “quadro d’insieme”, che definisce la trama degli stessi racconti.

Quando si aprono queste “visioni terrificanti”, la sanità mentale del protagonista-investigatore finisce spesso per essere distrutta. Coloro che incontrano le manifestazioni “viventi” dell’incomprensibile hanno una elevata probabilità di impazzire.
I personaggi che tentano di utilizzare per i propri fini questa conoscenza finiscono quasi sempre per affrontare un triste destino. A volte la loro attività attira l’attenzione di esseri malevoli; altre volte, nello spirito di Frankenstein, vengono distrutti dai mostri che loro stessi hanno creato.

Influenze non-umane sul genere umano
Gli esseri dei miti lovecraftiani spesso hanno servitori umani (o quasi umani); Cthulhu, ad esempio, viene venerato, pur con nomi diversi, in culti diffusi presso gli eschimesi della Groenlandia e in Louisiana da seguaci della religione Voodoo ma anche in molte altre parti del mondo.
Questi cultisti servono spesso a Lovecraft come accorgimenti narrativi. Molti degli esseri dei Miti sono troppo potenti per essere sconfitti da degli esseri umani, e la loro vista talmente terrificante da generare un’immediata pazzia. Poiché i suoi personaggi hanno a che fare con esseri di questo genere Lovecraft ha bisogno di fornire gli elementi per comprendere il racconto e creare tensione senza che la narrazione finisca prematuramente. I servitori umani consentono di rivelare informazioni sui loro “dei” anche se in forma edulcorata, e rendono anche possibile l’ottenimento da parte dei protagonisti di temporanee vittorie. Lovecraft, come i suoi contemporanei, considerava i “selvaggi” come più vicini alla Terra ma, nel suo caso, questo significava, per così dire, più vicini a Cthulhu.

Colpe ataviche
Un altro tema ricorrente nell’opera di Lovecraft è l’idea che i discendenti di una stirpe non possano sottrarsi alle conseguenze dei crimini commessi dai loro antenati, soprattutto nel caso in cui tali crimini siano atroci. I discendenti possono essere molto lontani sia nello spazio che nel tempo (e, alla prova dei fatti, anche nella colpa) dall’atto in sé, ma le conseguenze li colpiranno comunque (vedi ad esempio I Topi nel Muro, La Paura in agguato, Arthur Jermyn, L’Alchimista, La maschera di Innsmouth e Il Caso di Charles Dexter Ward). Un esempio di crimine che Lovecraft considera sufficientemente odioso da generare tali conseguenze è il cannibalismo (Un’Illustrazione e una vecchia casa, e, di nuovo, I Topi nel muro).

Incapacità di sfuggire al destino
Spesso nell’opera di Lovecraft il protagonista non ha controllo sulle sue stesse azioni, o trova impossibile cambiare il proprio destino. Molti dei suoi personaggi potrebbero sottrarsi al pericolo semplicemente fuggendo; tuttavia questa possibilità o non si presenta o è in qualche modo resa impossibile da qualche forza esterna, come nel Colore venuto dallo spazio. Spesso i personaggi sono soggetti all’influenza compulsiva di potenti esseri malevoli o indifferenti. Come nel tema dell’inevitabilità del destino determinato dalla stirpe, la fuga, ed eventualmente la morte, non garantiscono alcuna salvezza. (La Cosa sulla soglia, L’Estraneo, Il caso di Charles Dexter Ward, ed altri). In qualche caso questo destino si manifesta per l’intera umanità e nessuna fuga è possibile (L’Ombra venuta dal tempo).

Pessimismo cosmico
Rappresentazione di Shub-Niggurath “il Capro Nero dei Boschi dai Mille Cuccioli”, divinità della mitologia lovecraftianaStrettamente legato al tema precedente è il pessimismo cupo e angoscioso che permea tutta l’opera di Lovecraft. Nella sua concezione – definita cosmicismo – gli esseri umani sono, nella scacchiera dell’universo, pedine insignificanti sovrastate da potenze sconosciute e terribili. Lovecraft sdegnò in modo pressoché sistematico ogni forma di happy ending; non a caso, nelle sue storie i protagonisti sono spesso antieroi che vanno incontro ad una fine tragica o appaiono solo come spettatori di vicende terrificanti, il cui esito non sono assolutamente in grado di modificare.

Il sogno
Un altro tema ricorrente nelle opere di Lovecraft è quello del sogno. In numerose sue opere la dimensione onirica assume un ruolo fondamentale, dalle visioni dei personaggi di Oltre il muro del sonno, Polaris e Hypnos ai sogni strani e sgradevoli del narratore di Dagon, dagli incubi collettivi de Il richiamo di Cthulhu a quelli angoscianti di Walter Gilman in La casa delle streghe.

D’altronde, non di rado per Lovecraft i suoi sogni rappresentavano lo spunto di partenza per scrivere una nuova opera. Un esempio di racconto ispirato da un sogno è La dichiarazione di Randolph Carter, che, come Lovecraft scrisse a Galpin, si basava su un incubo in cui lo scrittore e l’amico Samuel Loveman rinvenivano un’antica tomba. Come ammise l’autore di Providence in una lettera a Frank Belknap Long:

« Se io mi siedo alla scrivania con l’intenzione di scrivere un racconto, è molto probabile che non ci riesca. Ma se scrivo per mettere sulla carta le immagini di un sogno, tutto cambia completamente. »
Sempre nella lettera a Galpin, Lovecraft si interroga perfino sul suo “diritto” di proclamarsi legittimo autore delle storie che ha sognato:
« Detesto attribuirmi le idee, specie quando non ho fatto alcuno sforzo per concepirle. D’altronde se non lo faccio io, a chi diamine posso attribuirle? Coleridge ha accettato la paternità del Kubla Khan, quindi credo che farò lo stesso… »